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Cassazione penale, SS.UU., sentenza 12/09/2017 n° 41588

Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con sentenza del 12 settembre 2017, n. 41588, sono state chiamate a risolvere la questione “Se il delitto di porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo (L. n. 895 del 1967, artt. 4 e 7) e il delitto di porto in luogo pubblico di arma clandestina (L. n. 110 del 1975, art. 23, comma 1 e 4) sono tra loro in concorso formale ovvero il secondo assorbe, per specialità, il primo.

 

L’orientamento dominante in giurisprudenza di legittimità tende ad escludere l’assorbimento dei reati di detenzione e di porto illegali di un’arma comune da sparo, rispettivamente, in quelli di detenzione e porto di arma clandestina, ritenendo che le due fattispecie concorrano in quanto tutelano beni giuridici diversi o comunque sono diversi gli interessi rispettivamente protetti (Cass. pen., Sez. II, 16 ottobre 1978, n. 1026).

 

Infatti, la l. n. 497 del 1974, che ha sostituito la l. n. 895 del 1967, artt. 2 e 4, soddisfa l’esigenza di porre l’autorità in grado di conoscere con tempestività l’esistenza di armi, i luoghi ove esse si trovano e le persone che le posseggono, mentre la l. n. 110 del 1975, art. 23, è dettato per escludere, in modo assoluto e senza possibilità di deroghe od autorizzazioni, la presenza nel territorio dello Stato di armi prive di segni o contrassegni di identificazione e tutela quindi l’interesse della pubblica amministrazione a che tute le armi esistenti sul territorio nazionale siano controllate e munite dei prescritti segni di identificazione.

Secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite, il criterio che fa dipendere la sussistenza di un concorso dal fatto che le fattispecie tutelino beni giuridici diversi non può, ad oggi, ritenersi conducente: secondo gli ermellini, si deve giungere ad escludere il concorso formale tra i reati di detenzione e porto illegali in luogo pubblico o aperto al pubblico di arma comune da sparo ex L. n. 895 del 1967, artt. 2, 4 e 7 e quelli di detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico della stessa arma clandestina, ex l. n. 110 del 1975, art. 23, commi 1,3 e 4.

“L’identità della condotta materiale, sul piano storico-naturalistico, oggetto delle richiamate norme incriminatrici, induce infatti a rilevare che il dato della clandestinità dell’arma integra un elemento specializzante per aggiunta unilaterale”. I reati di cui alla l. n. 110 del 1975, art. 23, commi 1, 3 e 4, secondo i giudici, costituiscono ipotesi criminose speciali, rispetto a quelle di cui alla L. n. 895 del 1967, artt. 2, 4 e 7, giacché contengono tutti gli elementi costitutivi della condotta – detenzione e porto di un’arma comune da sparo – e, in più, quale elemento specializzante, il dato della clandestinità dell’arma comune da sparo, che risulta non catalogata o sprovvista dei segni identificativi previsti dalla l. n. 110 del 1975, art. 11.

Pertanto, in base al principio di specialità, ex articolo 15 c.p., nei casi di detenzione e di porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di un’arma comune da sparo clandestina debbono trovare applicazione le specifiche fattispecie di cui alla l. n. 110 del 1975, art. 23, commi 1, 3 e 4, dedicate rispettivamente alla detenzione ed al porto delle armi clandestine e non le generali previsioni sulla detenzione ed il porto illegali delle armi comuni da sparo di cui alla l. n. 895 del 1967, artt. 2, 4 e 7. NomoLex sede di Milano

Fonte: Altalex

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