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Mantenimento all’ex moglie: come cambiano le regole dopo la recente sentenza della Cassazione che ha cambiato i criteri di determinazione dell’importo.

Non è una legge: chiarimento necessario per quanti spesso non sanno quanto vale un precedente in Italia. È però una sentenza che ha valore solo tra le parti in causa, ma vale come interpretazione che, vista la fonte, potrebbe segnare una nuova era nelle aule di tribunale. Ci riferiamo alla sentenza della Cassazione di due giorni fa che ha modificato i criteri di calcolo dell’assegno di divorzio (spesso impropriamente chiamato «assegno di mantenimento», sebbene quest’ultima definizione si riferisca solo al contributo successivo alla separazione). Cos’è cambiato? In teoria moltissimo; in pratica dipende dal reddito della coppia. Come abbiamo già spiegato in A quali donne spetta il mantenimento e in Quando si perde il mantenimento, la Cassazione ha stabilito che l’assegno mensile non servirà più a garantire il tenore di vita che il coniuge più debole economicamente aveva durante il matrimonio, ma solo a garantirgli il mantenimento, ossia «di ché vivere» in attesa che possa procurarselo da solo. Questo significa che non si dovrà più compensare i redditi degli ex coniugi fino ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i due, ma si dovrà garantire a quello più “povero” le risorse per tirare avanti. Un marito molto ricco, quindi, potrebbe pagare di mantenimento lo stesso importo di uno molto meno benestante di lui, perché non è più il suo reddito a contare (o meglio, il tenore di vita di cui, grazie al suo reddito, la famiglia ha goduto), ma la condizione di effettiva difficoltà economica della moglie.

Immaginiamo una coppia divorziata da tempo. La donna, che durante gli anni di matrimonio, guadagnava molto meno dell’uomo, in sede di divorzio aveva ottenuto un assegno tale da equilibrare la sproporzione di reddito e continuare, così, ad avere un tenore di vita analogo a quello avuto nel periodo in cui era sposata.

Dopo la sentenza della Cassazione, che – in materia di assegno di mantenimento – ha stabilito che l’assegno sarà calcolato sulla base del criterio di autosufficienza economica di chi lo chiede, e non più sul «tenore di vita matrimoniale», l’ex marito chiede di rivedere la sentenza e di ridurre quel “mensile”.

L’ex moglie, informata di quanto sta per fare l’uomo, prova ad opporsi, resistendo a quell’azione con giustificazioni di ogni tipo. Ma l’uomo rilancia e ne nasce una discussione. Chi ha ragione?

L’ex marito? Che ritiene che l’assegno mensile debba essere ridotto?

Oppure la ex moglie? Che, invece, ritiene che l’assegno non possa essere modificato in corsa?

La soluzione è scritta dalla Cassazione ed eccola.

Il divorzio recide ogni legame tra i coniugi, ivi compreso l’obbligo di garantire all’ex il tenore di vita che aveva durante le nozze. L’assegno servirà solo per lo stretto necessario al mantenimento e chi lo richiede deve dimostrare di non potersi procurare i mezzi economici sufficienti in modo autonomo.

Secondo la Suprema Corte il matrimonio non è una sistemazione, ma un atto di libertà e autoresponsabilità.

Quindi, il coniuge tenuto al versamento di un assegno divorzile, emesso in passato, può ricorrere al giudice per rivedere l’importo sulla base dei nuovi criteri. NomoLex Roma

Fonte: La Legge per tutti

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