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Il patrocinio a spese dello Stato non si trasformi in un «patrocinio a rischio o a spese dell’avvocato». Dopo aver scritto ai presidenti delle corti di appello per rivendicare una liquidazione delle spese di giudizio “più consona al decoro della professione“, il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin chiede al ministro Orlando la costituzione di un tavolo tecnico in tema di patrocinio a spese dello Stato. L’istituto, scrive il presidente del Cnf nel documento recapitato in via Arenula, «presenta gravi criticità, potendosi parlare, in termini figurativi, di una forma di sua “disapplicazione”, la cui causa può essere ravvisata, da un lato, nelle antinomie più o meno reali di talune norme, dall’altro lato, dalla poca chiarezza di altre disposizioni che, nel tempo, hanno consentito ad una giurisprudenza “creativa” di consolidare orientamenti probabilmente non in linea con la ratio della normativa in materia».

Il patrocinio a spese dello Stato, ricorda la lettera inviata al guardasigilli, è stato istituito per garantire l’effettività del diritto di difesa dei non abbienti ed è lo strumento attraverso il quale l’ordinamento dovrebbe garantire effettività agli articoli 24 e 3 della Costituzione. Ma – aggiunge il presidente del Cnf – non è solo questo l’aspetto da considerare: «l’attenzione che, con la presentazione del disegno di legge in tema di “equo compenso” e dei recenti interventi del ministro Orlando nei vari contesti, si è cominciata a prestare sul tema del compenso dell’avvocato, non può non ricomprendere anche quello della retribuzione del difensore dei più deboli che, proprio in ragione di tale sua funzione, è lo strumento attraverso il quale lo Stato rende concreta la garanzia costituzionale e sovrannazionale per i non abbienti di far valere i propri diritti nei diversi contesti, secondo il canone dell’uguaglianza».

Interpretando un malumore diffuso fra gli avvocati, Mascherin lamenta lo svilimento dell’azione difensiva legato al grande ritardo con cui di solito vengono liquidati i compensi e, infine, erogati i pagamenti. Da «patrocinio a spese dello Stato», il documento denuncia che, di fatto, l’istituto si sarebbe trasformato   in una forma di «patrocinio a spese o a rischio dell’avvocato». In base ad una raccolta di dati sul territorio nazionale, il Consiglio nazionale forense segnala, infatti  al ministro una serie di criticità dell’istituto, riconducibili a tre fattori fondamentali.

In primo luogo, con riferimento all’ammissione al beneficio e alla sua revoca, il documento evidenzia che nelle cancellerie dei vari tribunali è ormai invalsa una prassi che induce i funzionari a richiedere requisiti non richiesti dalla legge, come ad esempio dichiarazioni di redditi antecedenti all’anno precedente l’istanza di ammissione. Il più delle volte questo avviene mentre il procedimento penale cui l’istanza si riferisce «segue il suo corso, talora arrivando alla conclusione, con il risultato che solo alla fine il difensore scoprirà di aver prestato la propria opera … gratuitamente (c.d. patrocinio a rischio dell’avvocato) e, se si è avuta la necessità di nominare un consulente per assicurare una difesa effettiva e piena, di dover compensare quest’ultimo di tasca propria (c.d. patrocinio a spese dell’avvocato).

 Con riferimento determinazione dei compensi, il Cnf rileva che ai ritardi nella liquidazione, si aggiunge spesso l’amara sorpresa di una quantificazione a ribasso, molto al di sotto della massima diminuzione consentita dal decreto ministeriale e «anche laddove si siano sottoscritti protocolli tra organo giudiziario e avvocatura, c’è sempre inevitabilmente il magistrato che ritiene di non adeguarsi».

Ultimo punto del cahier de doléance stilato da Mascherin riguarda il pagamento dei compensi. L’erogazione, infatti, giunge dopo svariati anni dalla prestazione dell’attività professionale. E se l’istituto della compensazione avrebbe potuto essere «un parziale rimedio all’endemico ritardo dello Stato», si è rivelato del tutto inefficace anche per l’esclusione degli studi associati e per la diffusa prassi delle cancellerie di rifiutare l’invio della fattura elettronica nonostante l’esecutività del decreto di liquidazione.

Fonte: MasterLex

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