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La fuga dei cervelli all’estero è un annoso problema che si ripropone con insistenza e che vede di anno in anno giovani eccellenze italiane scappare alla ricerca di migliori condizioni lavorative che l’Italia non offre.

Fuga dei cervelli dall’Italia all’estero

Alla ricerca vengono dati pochi finanziamenti,  scarsi fondi e le capacità di tanti giovani laureati non trovano terreno fertile per potersi affermare perché non incentivati né economicamente, né con le opportune condizioni lavorative. Molti giovani ricercatori dichiarano che non desiderano tornare in Italia, in quanto da noi facevano spesso volontariato e il loro lavoro non solo era mal retribuito, ma a volte non lo era per niente. All’estero, invece, supportati da mezzi, strumenti e favorevoli condizioni di lavoro, conseguono ottimi risultati nella ricerca. Ecco allora che nell’aprile dell’anno in corso, con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, si dà vita al fondo Giulio Natta, grande premio Nobel per la chimica del 1963.

Cattedre Natta. Di che si tratta?

In particolare, in riferimento al MIUR, il “Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta”  previsto dalla legge di stabilità ha stanziato 38 milioni per quest’anno e 75 milioni dal 2017 per finanziare 500 cattedre universitarie ricoperte per “chiamata diretta” da professori universitari di prima e di seconda fascia, previa selezione tra studiosi di merito scientifico. Si tratta di creare un «mercato di top scholar a cui gli atenei potevano attingere arricchendo magari le loro proposte con benefit aggiuntivi, fondi in più per fare ricerca o un team di eccellenza da affiancare al nuovo docente». La differenza con un docente appena reclutato consiste nel pagamento di uno stipendio più alto di circa il 20-30% e in più un’agevolazione con migliori condizioni e più fondi per potere attuare la ricerca. Il Dpcm dopo l’iter procedurale previsto prevedeva il bando e la lista dei 500 vincitori entro la fine dell’anno. Ma per favorire il rientro dei cervelli italiani in fuga e cercare anche di allettare scienziati stranieri bisognava avere il parere del Consiglio di Stato.

La petizione online

Si attendeva che il Consiglio di Stato si pronunciasse sul DPCM attuativo sulle cattedre Natta. Il parere è arrivato il 4 novembre scorso. Nel frattempo il mondo universitario, accademico e della ricerca non è stato in silenzio, ma ha fatto sentire la propria voce e, soprattutto, il proprio dissenso.  Perché ciò che non è piaciuto è stato il meccanismo di reclutamento previsto. Così è iniziata una petizione online tramite il canale Change.org dilagata a macchia d’olio, principalmente, tra i ricercatori che non accettavano le discriminazioni. Perché di discriminazioni si tratta, sia tra giovani laureati che per il diritto all’autonomia degli Atenei.  Infatti,  le università non hanno più voce in capitolo, in quanto, la chiamata diretta dei docenti diventa appannaggio di commissioni presiedute da commissari stranieri nominati direttamente dal governo. E viene da sé che una scelta insindacabile di un commissario, non è un concorso, pertanto, discriminazione e disparità non possono essere accettati rendendo sempre attuali le parole di denuncia contro la corruzione universitaria del presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone, di cui ho trattato nel mio precedente articolo.

Il parere del Consiglio di Stato sulle cattedre Natta

Il tanto atteso parere, pur essendo favorevole, rileva delle incongruenze, delle falle in questo DPCM attuativo sulle cattedre Natta. Qualcosa non funziona. Proprio sulla necessità di rispettare il principio dell’autonomia dell’Ateneo, prima citato, si sono soffermate le osservazioni del Consiglio di Stato che sottolinea la necessità di consultare il mondo accademico e coinvolgere gli atenei nel procedimento di nomina dei membri delle commissioni di valutazione e poi sul carattere di sperimentazione del Fondo Natta, sulla necessità della verifica finale, ma anche in itinere possibilmente, dei risultati attesi in relazione agli obiettivi prefissati, sia in generale del progetto, ma anche nello specifico del lavoro di ricerca e didattica dei docenti i quali non devono essere pagati più degli altri a prescindere da tutto, ma la maggiorazione della cifra percepita deve essere garanzia di risultati congrui.  Infine, in considerazione della differenza tra il regolamento dell’Asn, Abilitazione scientifica nazionale, per l’accesso al ruolo dei professori universitari e quello del fondo cattedre Natta che prevede una commissione per ogni area (25 aree) di assegnazione delle borse europee del Consiglio Europeo della Ricerca, ovvero, ERC dall’acronimo inglese European Research Council,  si paventa il pericolo, intanto, di una enorme incongruenza tra i contenuti dei progetti generalmente a carattere interdisciplinare e non omogenei con i settori concorsuali utilizzati per il reclutamento dei docenti e poi che la valutazione dei candidati sia affidata a commissari esperti di settori diversi da quello dei candidati.

Il Consiglio di Stato stronca il decreto dei “superprofessori”

Pertanto, anche se il DPCM riporta il parere favorevole del Consiglio di Stato, in realtà si tratta di un clamoroso no, per tutte le incongruenze e le modifiche che il Governo dovrà fare prima della sua attuazione, tanto che il mondo accademico auspica che si possa abrogare la norma e ritirare il provvedimento. Noi speriamo, ancora una volta, che le riforme possano essere sì realizzate, ma realizzando migliori condizioni per tutti senza discriminazioni di sorta e senza ledere diritti esistenti. Le riforme funzionano quando vengono ben realizzate, sulla base di una progettazione a monte che tenga conto di limiti e risorse e, soprattutto, vengano ascoltati e presi come esperti di riferimenti coloro i quali vivono ogni giorno la realtà che dall’alto si pretende di riformare.

Fonte: MasterLex

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